mercoledì 13 gennaio 2016
terzo libro 4
Biagio Cepollaro
dal Terzo libro del poema de Le qualità
work in progress
2016
il corpo al centro dell’inverno vede ancora più buie
le strade che portano fuori dalla città verso un’ecologia
di confine tra periferie sfigurate e il grigio negli occhi
molte vite si sbranano qui senza neanche un racconto
basta la rabbia e la tristezza basta per ogni giorno
l’abitudine e per ognuno la morte è la fine del mondo
domenica 22 novembre 2015
lunedì 9 novembre 2015
martedì 27 ottobre 2015
Biagio Cepollaro,Una certa idea di verde, 2015
Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde, 2015.
Si tratta di una mostra che comprende 19 opere che si
inaugura il 21 novembre 2015 a Napoli,
presso lo spazio di Ilia Tufano, Movimento Aperto in via Duomo. La cura è di
Eugenio Lucrezi , estensore di un testo critico.Il titolo dice come è nato
questo ciclo di opere: dalla casuale mescolanza tra il pigmento bruno scuro di
Kassel con il giallo primario ad olio. Tutto il resto che ne è seguito lo vedo
come un leggero e gioioso corollario di questo felice, quanto imprevisto,
incontro tra due materie.
inaugura il 21 novembre 2015 a Napoli,
presso lo spazio di Ilia Tufano, Movimento Aperto in via Duomo. La cura è di
Eugenio Lucrezi , estensore di un testo critico.Il titolo dice come è nato
questo ciclo di opere: dalla casuale mescolanza tra il pigmento bruno scuro di
Kassel con il giallo primario ad olio. Tutto il resto che ne è seguito lo vedo
come un leggero e gioioso corollario di questo felice, quanto imprevisto,
incontro tra due materie.
Una certa idea e pratica del verde
di Eugenio Lucrezi
Biagio Cepollaro è poeta da sempre, artista visivo da meno
di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che
è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele
nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati
nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della
mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura
e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli
speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità,
segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico;
la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda
irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa
funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto
centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli
attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello
Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione
dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante.
Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e
splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che
è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele
nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati
nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della
mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura
e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli
speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità,
segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico;
la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda
irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa
funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto
centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli
attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello
Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione
dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante.
Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e
splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
Che fa dunque un poeta che si vuole pittore nell’era della
fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si
dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla
catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle
redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini
a Baldus; nel lavoro teorico svolto con
i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario.
fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si
dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla
catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle
redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini
a Baldus; nel lavoro teorico svolto con
i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario.
Oggi, tra partita persa dell’umano e partito preso delle
cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed
opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza
di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa
idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il
pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento
accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a
trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e
campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela,
talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza
incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta
colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate
dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a
olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate
e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi. Il verde del
titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del
bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde
brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira
il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle
mutezza; il segno opaco può farsi splendente.
cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed
opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza
di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa
idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il
pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento
accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a
trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e
campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela,
talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza
incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta
colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate
dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a
olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate
e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi. Il verde del
titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del
bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde
brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira
il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle
mutezza; il segno opaco può farsi splendente.
lunedì 17 novembre 2014
lunedì 2 giugno 2014
giovedì 8 maggio 2014
sabato 1 febbraio 2014
lunedì 30 dicembre 2013
lunedì 23 dicembre 2013
giovedì 19 dicembre 2013
mercoledì 27 novembre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
domenica 29 settembre 2013
domenica 8 settembre 2013
Catalogo 1 aprileMostraMentreilpianetaruota
Biagio CepollaroMentre il pianeta ruotaMostra di pitturaA cura di Fausto Paglianocon una nota di Italo TestaLaboratorio 1 aprile via Nicola d'Apulia 12 Milano2 ottobre 2013mercoledì ore 18.30
La mostra di Biagio Cepollaro, dal titolo Mentre il pianeta ruota , s'inserisce all'interno della rassegna dedicata a Giuliano Mesa Tu se sai dire dillo, quest'anno alla sua seconda edizione e promossa oltre che dalla Galleria Ostrakon, dal Laboratorio 1 aprile e dalla Libreria popolare di via Tadino.
La selezione di opere realizzate tra il 2011 e il 2013 è opera di Fausto Pagliano che guida il Laboratorio di pittura 1 aprile. Il titolo della mostra è tratto da una poesia di Cepollaro che costituisce il nuovo work in progress:
il corpo dorme per rigenerare in sé e da sé
gli umori parlanti: saranno liquide le frasi
di giubilo liquidi i richiami e le invocazioni
il corpo fa del sonno una pausa intensamente
viva all'interno della vita mentre il pianeta ruota
Italo Testa da Al gioco delle cose:
Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell'esistere, nel contesto della vita propria -- la vita che ci rappresentiamo -- e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.
Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.
Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché
[...] ancora
si scrive e si pensa
ancora si fa arte
ma da un'altra parte (Lavoro da fare)
E perché in fondo
[...] senso vivo all'arte
l'avrebbe dato il resto (Versi nuovi)
Di questa pratica l'opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poeticche continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, "tracce scure o lucenti di un fuoco", perché i segni e le parole possano stare finalmente "al gioco delle cose".
venerdì 1 febbraio 2013
Frames e Poiesis
Rassegna di videopoesia a cura di
Biagio Cepollaro e Emanuele Magri
Galleria 10.2! via Volvinio 30, Milano.
Dal 12 al 28 febbraio 2013.
Inaugurazione il 12 febbraio dalle ore 18.00 alle 21.00
La “videopoesia” appare nella
ricerca artistica nell’ambito della neonata, fertile, sperimentale videoarte, e
quasi subito si manifesta una linea di ricerca che percorre le relazioni,
associazioni, fusioni tra il nuovo linguaggio video e il linguaggio poetico,
anch’esso attraversato e scardinato da sperimentazioni e rovesciamenti.
Da allora, la videopoesia, così
come la videoarte, si moltiplica in opere, generi, ricerche, forme
linguistiche, mezzi tecnici, pratiche creative ecc. Sotto il termine-ombrello
si trova caoticamente e fecondamene di tutto: documentari di reading poetici,
animazioni video, computer grafica, ecc.
La ricognizione idealmente
inizia con due opere “storiche”, assunte quasi simbolicamente come collegamento
al passato, dal futurismo in poi, e come premesse dell’oggi: “the enemy” di Caterina Davinio del 1997 e
”il punto sulla situazione poetica” di Paolo Albani. Seguono 14 opere scelte,
tenendo conto anche di caratteristiche di durata e fruizione in una mostra, tra
quelle ritenute più significative in due sensi. Innanzitutto, come opere in sé,
nel proprio interesse specifico frutto di interrelazione stimolante (per
contrasto, equilibrio, scarto etc) tra il linguaggio della poesia (parola,
ritmo…) e quello del video (immagine, montaggio, elaborazioni elettroniche….).
Ma anche come esempi notevoli di una ricchezza di linguaggio praticata e
possibile, delle differenze di oggetto (dall’interiorità alla denuncia
sociale), di utilizzo della tecnologia (dalla più sofisticata alla più semplice),
di elaborazioni creative (dalla poesia al video o viceversa), di responsabilità
autoriale (collaborazione tra poeta e videomaker ).
Ecco allora il melting pixel di
Elena Chiesa, la video cell di Giacomo Verde, le riprese col net book di Biagio
Cepollaro, l’animazione in Flash di Paolo Gentiluomo, la mistura di blog, youtube, face book ecc. di Francesco
Forlani, la citazione cinematografica di Matilde Tortora, le tecniche di basso
livello di Bortolotti, il piano sequenza di Dedenaro, la dissolvenza di Dome
Bulfaro,le citazioni scientifiche di Giusi Drago, le sovrapposizioni di Marco
Giovenale, il crudo realismo di Alberto
La relazione stretta tra il testo
poetico e il video (l’eguale rilevanza che i due specifici rivestano per
l’opera di poesiavideo) può anche
essere considerata una sorta di isotopia. Occorre poter riscontrare lo stesso
elemento strutturale e formale con eguale valore semantico in entrambi gli
ambiti per poter definire come opera di poesiavideo un determinato lavoro.
giovedì 2 agosto 2012
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